Il Sambuco e l'Ulivo







Questo arbusto, diffuso in Europa e nell'Asia mediterranea, ha fiori che vengono usati sia nella farmacopea autentica, sia nella medicina popolare, per infusi sudoriferi. Con i suoi frutti si prepara il cosiddetto vino di sambuco con funzione lassativa, mentre altri prodotti con virtù salutari si hanno dal midollo binco dei rami.
L'arborea Sambucus Nigra, la più comune, ha un significato magico sinistro, poichè alcuni popoli credono che proprio a questa pianta si sia impiccato Giuda Iscariota: sarebbe quindi prediletta dalle streghe, che si trasformerebbero nella pianta stessa per evitare le persecuzioni, fino a quando spirando un vento migliore, ridiverrebbero donne per volarsene via. Ad evitare che l'albero diventi rifugio delle incantatrici non c'è che da tagliarne un ramo e bruciarlo.
In Inghilterra si dice che un sambuco "malefico" può essere riconosciuto in modo semplicissimo, spezzandone un ramoscello: da quello stregato dovrebbe sgorgare una goccia di sangue. La credenza deriva da una cronaca medievale, stando alla quale la stilla di sangue sarebbe uscita da un arbusto di proprietà di una vecchia contadina, riconosciuta come incantatrice e come tale bruciata sul rogo.
Le altre specie di sambuco possono essere usate per fabbricare decotti contro l'angina e il mal di gola, l'erisipela, i reumatismi, il morso dei serpenti, l'idrofobi e le convulsioni.
Il sambuco che cresce accanto a un salice, ha, poi, virtù incomparabili: assicura una vita lunghissima e dà modo di trarre dalla stessa tutto quanto si vuole. Sarebbe, insomma, il corrispondente vegetale della famosa pietra filosofale.







Per i Greci non esisteva frutto più utile dell'oliva e non si può neppure immaginare la civiltà greca e la Grecia stessa senza l'ulivo. Come oggi, anche nell'antichità le olive venivano consumate nere, cioè mature, dopo essere state lasciate a macerare un po' di tempo nell'acqua affinché perdessero il sapore aspro, oppure verdi, e in questo caso venivano sciacquate, poi lasciate a bagno in acqua dolce e salate leggermente. L'olio ricavato dai frutti per pressione era un prodotto di prima necessità. 



Non veniva utilizzato solo in cucina ma, impiego quasi altrettanto importante e più nobile, per l'illuminazione; ciò avveniva già nella Creta minoica: innumerevoli lampade di argilla, di steatite, di pietra tenera, di marmo e di bronzo indicano chiaramente che, nei palazzi come nelle capanne, l'olio era usato per l'illuminazione, e la capacità di tali lampade denota come l'illuminazione fosse lussuosa, né si badava a fare economia. L'olio di oliva serviva anche alla cura del corpo, che esso rendeva brillante; anche agli Dei e agli eroi nell'Odissea piace frizionarsi con l'olio per conservare la loro bellezza luminosa e immortale. L'olio di oliva costituiva inoltre la base degli unguenti e dei profumi. 


Olio di rosmarino


Lo si utilizzava per preparare le salme, per le unzioni sacre, nella medicina e nella magia e infine se ne facevano offerte agli Dei.

Malgrado sia oggi inseparabile dal paesaggio greco, l'ulivo non è nato in Grecia. Le ricerche dei botanici hanno stabilito che il suo habitat originario è l'Asia Minore, dove forma vere e proprie foreste nell'estesa regione che, partendo dall'Arabia meridionale, e risale passando dalla penisola del Sinai, dalla Palestina, la Siria e la costa meridionale della Turchia fino ai piedi del Caucaso. Fu lì, con tutta probabilità, che si cominciò a coltivarlo. Non è perciò sorprendente che la prima menzione dell'ulivo si trovi nei capitoli della Genesi in cui è narrato il Diluvio: "Noè aspettò ancora altri sette giorni, poi fece di nuovo uscire dall'arca la colomba (la prima volta non avendo trovato dove posare il piede, la colomba era tornata indietro) e la colomba tornò da lui, verso sera, ma ecco, essa aveva nel becco un ramoscello fresco d'olivo". Lo sdegno di Dio si era placato, le acque si erano ritirate, la vegetazione cominciava a rinverdire.




Fin dall'origine, l'ulivo fu per gli Ebrei uno dei doni più preziosi di Jahveh, il simbolo stesso dell'alleanza da lui conclusa con gli uomini nella persona dei patriarchi. L'olio d'oliva serviva alla consacrazione. Così, "L'inviato di Dio" del quale il popolo aspettava la venuta era chiamato il Messia, "l'Unto del Signore", tradotto in greco con Khristòs.